L'universo è una gigantesca proiezione in 3D


Nel 2003 lo scienziato Jacob David Bekenstein, ricercatore in fisica teoretica dell’Università Ebraica di Gerusalemme, è giunto a formulare l’ipotesi che l’universo non sia realmente concreto come ci appare ma sia solamente una rappresentazione olografica.

Questa tesi cosmologica risulterebbe supportata da altri ricercatori, come David Bohm, fisico dell'Università di Londra mancato nel 1992, secondo il quale la realtà percepita dai sensi non esiste. Anche per questo fisico inglese, l’universo, nonostante la sua apparente solidità, sarebbe in realtà un “fantasma” della mente, un gigantesco ologramma meravigliosamente dettagliato in tutti i suoi fenomeni. Umanità compresa.
La teoria cosmologica dell’universo olografico prende origine dallo studio sul comportamento fisico dei buchi neri, che ha messo in evidenza incongruenze strutturali dell’universo così come lo conosciamo e immaginiamo.
Un buco nero è un oggetto celeste previsto dalla relatività ristretta, che si forma quando una stella implode su se stessa accrescendo la propria massa in uno spazio limitato. L’oggetto celeste a questo punto inizia ad attrarre la materia circostante inglobando tutto nella sua singolarità. Neppure un fascio di luce, nonostante la sua peculiarità fenomenica, sarebbe in grado di uscire dal limite dell’orizzonte degli eventi che rappresenta la superficie del buco nero.
In seguito, la scienza moderna ha dato origine a un’altra grandezza fisica, identificata nel concetto di Informazione relativa ai bit informatici. In tal modo si è giunti a constatare che il limite di informazione che può essere contenuta da un oggetto non è determinato dal suo volume, ma è legato alla sua superficie.
Constatazione che è stata utilizzata per definire meglio il concetto di entropia applicato ai buchi neri. Applicando questo principio alle caratteristiche del comportamento dei buchi neri si è visto che questi corpi celesti non avrebbero potuto contenere tutta la materia che in apparenza potrebbero divorare. Ovvero che in un buco nero non può entrare materia all’infinito, più di quanta possa contenerne la superficie dell’orizzonte degli eventi.
In definitiva, l’architettura funzionale dei buchi neri non sembra funzionare come in apparenza dovrebbe secondo le precedenti teorie astrofisiche, rivelando il fenomeno di una realtà che, all’analisi dei fatti, non corrisponde ai modelli fisici che possono essere ideati seguendo il luogo comune dell’osservazione scientifica fino ad ora seguita.
Per comprendere quanto ha rivelato la funzione strutturale effettiva dei buchi neri e quindi la scoperta di una possibile illusione sensoriale che abbiamo dell’universo, possiamo rivolgerci alla tecnologia della proiezione olografica e delle caratteristiche degli ologrammi.
L’oggetto olografico ordinario che viene mostrato in una qualsiasi proiezione olografica non è un oggetto reale, né tridimensionale come appare, ma è solamente un “fantasma” prodotto dalla proiezione di un fascio di luce laser. Un oggetto che appare di natura tridimensionale, ma che nasce dall’immagine bidimensionale che è impressa sul supporto piatto della pellicola olografica.
La tridimensionalità dell’oggetto olografico che viene proiettato è solamente una illusione percepita dagli spettatori che si convincono di trovarsi di fronte a un oggetto solido e reale.
Se, per ipotesi, ci si dovesse mettere a contare i pixel contenuti dall’immagine tridimensionale di un cubo, valutando tutte le facce che si evidenziano, ci si troverebbe di fronte al paradosso di ottenere un inevitabile risultato inferiore al previsto. I pixel sarebbero sempre inevitabilmente quelli contenuti nell’immagine piatta di sorgente che viene proiettata.
Ovvero, l’informazione dei bit rilevabili su un ologramma sarà sempre dipendente dal limite posto dal supporto olografico bidimensionale sul quale c’è l’immagine a due dimensioni che determina la percezione tridimensionale.
La realizzazione di una proiezione olografica è complessa. Per effettuarla occorre registrare la forma dell'oggetto e la distanza delle varie parti dell'oggetto dal supporto in modo che, durante la fase di riproduzione, si possa ricreare l'immagine apparentemente tridimensionale dell'oggetto stesso.
Nella realizzazione di un ologramma è necessario avere un laser come sorgente di luce. Il laser ha la caratteristica di emettere un fascio di luce in cui tutte le singole parti del fascio vibrano in sincrono e quindi mantengono una determinata coordinazione nella lunghezza d'onda. Quando diverse parti del fascio di luce, che si muovono in sincrono, incontrano un oggetto tridimensionale, vengono riflesse in momenti diversi, in questo modo recano anche informazioni sulla distanza oltre che sul colore e sulla forma. Ora restà solo il fatto di provarlo.

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L’Universo è un’illusione

Il Segreto oltre la Materia

Fin dall'inizio della sua vita, l'uomo è condizionato a credere che il mondo in cui vive sia assolutamente una realtà materiale. Così cresce sotto l'effetto di questo condizionamento e costruisce la sua intera vita su questo punto di vista. 

Le scoperte della scienza moderna, tuttavia, hanno rivelato una realtà completamente diversa e significativa da quello che si presume. Tutte le informazioni che abbiamo sul mondo esterno vengono convogliate dai nostri cinque sensi. Il mondo che conosciamo consiste in ciò che VEDIAMO, SENTIAMO, ODORIAMO, GUSTIAMO, TOCCHIAMO. 

L'uomo è dipendente da questi cinque sensi fin dal momento della nascita. Questo è il motivo per cui egli conosce il "mondo esterno" Questo è il motivo per cui egli conosce il "mondo esterno" Eppure, la ricerca scientifica effettuata sui nostri sensi ha rivelato fatti molto diversi su quello che chiamiamo il "mondo esterno".

E questi fatti hanno portato alla luce un segreto molto importante sulla materia che costituisce il mondo esterno. 


Lo scienziato tedesco Frederic Vester spiega il punto che la scienza ha raggiunto su questo argomento: Egli ha detto: "Le dichiarazioni di alcuni scienziati secondo i quali "l'uomo è immagine, tutto ciò che sperimentiamo è temporaneo e ingannevole, e questo universo è un' ombra",sembra essere provato dalla scienza nel nostro tempo. 
il mondo in cui pensiamo di abitare e che chiamiamo "mondo esterno" viene percepito all'interno del nostro cervello. Tuttavia, qui sorge una domanda di primaria importanza. Se tutti gli eventi fisici che conosciamo sono, intrinsecamente, delle percezioni, che dire del nostro cervello stesso? Dal momento che i nostri cervelli fanno parte del mondo fisico, proprio come le braccia, le gambe, o qualsiasi altro oggetto, anch'esso deve essere una percezione, proprio come tutti gli altri oggetti.



Il cervello è un insieme di cellule costituite di molecole proteiche e lipidiche. È formato da cellule nervose chiamate neuroni. Non esiste, in questo pezzo di carne, un potere che osservi le immagini, che costituisca la coscienza, o crei l'essere che chiamiamo "me stesso".



Un esempio riguardante i sogni chiarirà ulteriormente l'argomento. Immaginiamo di percepire il sogno nel nostro cervello, secondo quanto è stato detto finora. Nel sogno, avremo un corpo immaginario, un braccio immaginario, un occhio immaginario, e un cervello immaginario. Se durante il nostro sogno ci venisse chiesto: "Dove vedi?", risponderemmo: "Vedo nel mio cervello". Tuttavia, in realtà non c'è alcun cervello di cui parlare, ma una testa immaginaria e un cervello immaginario. Colui che vede le immagini non è il cervello immaginario del sogno, ma un "essere" che è di gran lunga "superiore" ad esso.



Sappiamo che non esiste alcuna distinzione fisica tra lo scenario di un sogno e quella che noi chiamiamo la vita reale. Di conseguenza, quando, nella situazione che noi chiamiamo vita reale, ci viene posta la già menzionata domanda "Dove vedi?", rispondere "nel mio cervello" non avrebbe senso, come nell'esempio di cui sopra. In entrambe le condizioni, l'entità che vede e percepisce non è il cervello, che, dopo tutto, è solo un pezzo di carne.



Quando analizziamo il cervello, vediamo che in esso non c'è altro che molecole di lipidi e di proteine, che esistono anche in tutti gli altri organismi viventi. Ciò significa che, nel pezzo di carne che noi chiamiamo "cervello", non c'è nulla che osservi le immagini, che costituisca la coscienza, o che crei l'essere che noi chiamiamo "me".










L'unico Essere Reale e Assoluto è la Coscienza.
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